Violenza, moralità e videogiochi

violenza videogiochi

Da che mondo è mondo i mezzi di comunicazione, i servizi destinati alle masse, sono stati oggetto di controllo e, talvolta, di censura.
Questione di sempre: “moralità” (che talvolta andrebbe chiamata bigottismo, attaccamento allo status quo) Vs “immoralità” (vedi alla voce “sorgere di nuove generazioni, con orizzonti differenti dalle precedenti”).
L’analisi di cui sopra è volutamente semplicistica e provocatoria, per carità, ma ognuno di noi avrà sentito parlare, giusto per citare un esempio, degli episodi di censura che avvenivano in molti film per il cinema: spesso l’episodio incriminato era un semplice bacio.
Col passare degli anni, le cose sono sicuramente cambiate, ma fino a che punto? Ricordate le proteste del MOIGE ad indirizzo del “Wrestling che rendeva violenti i figli”? Ricordate le lotte alla “musica satanica”?
Soprattutto vi starete domandando: sono in un blog di gaming, cosa c’entra tutto questo ambaradan?
Ci arriviamo subito, tema del giorno: violenza, moralità e videogiochi.

La violenza è sicuramente una delle tematiche più presenti all’interno dell’universo videoludico, e poichè qualcuno additerà senza dubbio i “videogiochi dei giorni nostri”, mi sembra giusto innanzitutto smentire questa tesi: questa tematica è presente sin dagli albori, molti ricorderanno chessò, Space Invaders, in cui non facevi altro che “sparare” a delle navicelle aliene: non è forse violenza? Come mai nessuno si impressionava della cosa?
La risposta è banale: il realismo era tanto presente quanto i tratti ariani in Adolf Hitler, per cui si vedeva il tutto in un’ottica poco vicina alla realtà.
I giochi attuali, che fanno del realismo uno dei principali punti di forza, vengono dunque additati come “potenzialmente pericolosi” in quanto capaci, secondo le varie associazioni dei genitori, di traviare la mente umana e trasformare dei simpatici mocciosetti in dei piccoli Pietro Pacciani.
Sarà vero tutto ciò? Il gioco violento rende violenti? Ne siamo sicuri? E se invece fosse una semplice valvola di sfogo?
E se un gamer non facesse altro che sfogare nel virtuale le propria rabbia, la propria aggressività, le proprie frustrazioni quotidiane? Non sarebbe comunque meglio che andare in uno stadio a fracassare la testa del tifoso della squadra avversaria?

Le cause della tendenza alla violenza, a mio parere, andrebbero cercate all’interno del proprio ambiente (familiare, lavorativo, etc etc), ed i genitori farebbero bene a:

  1. Passare una qualche oretta in più coi propri figli, controllare in copertina del nuovo videogame acquistato la fascia di destinazione (età, contenuti violenti, etc), possibilmente mettersi un pò al pc col pargoletto spiegandogli la distinzione tra cosa puoi fare in un gioco, e cosa puoi fare nella vita di tutti i giorni.
  2. Evitare proteste ipocrite, dovute unicamente al fatto che è comodo relegare i figli a guardare la tv, e torniamo al punto 1): sedetevi con vostro figlio e spiegategli che quello che vede fare in tv, nel Wrestling, lui non deve farlo ai compagnetti…o quantomeno non alle compagnette, ecco.
  3. Se vedete che vostro figlio picchia gli amichetti, non prendetevela con Doom, Quake 3 Arena, Oblivion, Carmageddon, Half Life, Unreal Tournament, ma premuratevi di trovare un bravo psicoterapeuta.Lo so, poi magari salta fuori che è colpa vostra e vi piglia male, ma almeno risolvete sul serio il problema.

Detto questo, cari lettori (ammesso che ve ne sia uno, LOL), mi sento di poter dire che uno sviluppatore di videogames non ha responsabilità alcuna (su Gamasutra si parlava proprio di questo, recentemente) riguardo i contenuti inseriti nella propria produzione. Siamo adulti, abbiamo il libero arbitrio, siamo capaci di discernere finzione da realtà: dov’è il problema?

Riporto la testimonianza di un mio amico che lavora in un grosso negozio di Videogiochi:

Oggi un paparino e una mammina affettuosi volevano comprare al bambino di 8 anni l’ultimo episodio di GTA. Quando hanno realizzato che li avevano praticamente tutti, mi hanno chiesto se avevo MAFIA, ma io non l’avevo.Allora che hanno fatto?Hanno ripiegato su I Soprano, che oltre ai contenuti violenti ha anche scene di sesso…Volevo morire, c’è un 18+ in copertina grande quanto una casa…

p.s.: coloro i quali diranno che vanno tutelati i bambini, sono pregati di rileggere attentamente i punti 1) e 2)

APR 2008 23


2 Commenti

  1. VA:F [1.9.17_1161]
    0

    Sul punto 2 non sono daccordo. Penso che fare il wrestling con le compagnette è più accettabile che farlo coi compagnetti, perchè stimola una naturale sessualità!!
    (Prima che qualcuno mi accusi di omofobia: sto scherzando)

    Detto ciò, sono daccordo su tutto, specialmente sul fatto che i genitori dovrebbero vigilare sui figli. Inoltre penso anche che un’ora di Grand Theft Auto sia meno pericolosa socialmente di un’ora di Maria De Filippi.
    La dimostrazione sta nel fatto che i ragazzi che desiderano diventare ballerini sono in netta superiorità numerica rispetto a quelli che vogliono diventare signori del crimine!!!

    Inoltre i videogiochi spingono all’interazione, al discernimento, alla risoluzione dei problemi (come faccio ad ammazzare quel boss senza farmi colpire dal suo lanciarazzi a ripetizione?), mentre la tivù spinge all’inerzia, all’assorbimento passivo e impigrisce la mente.

    La società denigra i videogiochi perchè non ci vuole pensanti e reattivi.

  2. Avatar di 800A
    VN:F [1.9.17_1161]
    0

    quoto entrambi, sia Booze che The Manuz.

    Aggiungo che, secondo molti, me incluso, i videogiochi aiutano a sviluppare effetti addirittura opposti a quelli incriminati. Rimando a questo articolo su ketv.net

    E’ stato più volte dimostrato che chi è abituato a giocare ai videogames migliora le proprie capacità di apprendimento in molte discipline (ne parleremo). Abbiamo anche parlato di come i videogames possono essere usati anche in ambiti terapeutici.

    Confermo infine che il problema è dei genitori e nella loro incapacità/difficoltà di gestire e comprendere certi interessi dei figli, e concludo citando Henry Kelly, presidente della Federation of American Scientist:

    I cookies sui PC di molti giovani conoscono i loro interessi meglio dei genitori stessi.

    p.s.: approfondiremo questo argomento tanto interessante quanto complesso…

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