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Ryse: Son of Rome Recensione » Xbox One
7.5/10

Ci sono giochi che nascono in una generazione e vengono pubblicati al day one della generazione di console successiva. Questo è il caso di Ryse: Son of Rome, l’ultimo nato in casa Crytek che ha saputo sfruttare a dovere il suo motore grafico ed ha colto l’occasione per lanciare uno dei giochi più attesi su Xbox One di Microsoft. In una Roma antica, Marius, promettente soldato romano, si trova a dover difendere l’imperatore Nerone da un’anima oscura che riemerge dal passato per vendicarsi del tradimento dei suoi stessi generali: beh, se questa è la premessa, promette bene, no?

Ciao, sono Marius next-gen

Così come abbiamo intitolato il primo gameplay video dedicato a Xbox One di Microsoft, anche questo capitolo della recensione di Ryse: Son of Rome lo vogliamo chiamare così. Sì, perché il punto di forza di Ryse è stato senza dubbio l’essere stato lanciato e pubblicizzato come uno dei titoli di più alto impatto grafico per la nuova generazione di console di Redmond: ed infatti è stato così.

Crytek, come detto, ha sfruttato l’alta conoscenza del suo nuovo motore e dell’architettura interna di Xbox One – molto simile a quella di PC di fascia alta – per riadattare un gioco nato inizialmente per Xbox 360 ed in particolare per essere giocato con Kinect per Xbox 360. Ma una volta annunciata la nuova console, il dev team deve essersi guardato in faccia e poi subito a capofitto sul codice sorgente per massimizzare gli effetti visivi e mettere in evidenza le capacità di render e le peculiarità sia della console che del motore CryEngine. Il risultato è un gioco che stupisce solo nel guardarlo: dalla cenere delle torce alla nebbia in mare aperto ai differenti riflessi dei materiali. Tutto è pensato e realizzato alla perfezione ed il colpo d’occhio è un qualcosa che, almeno personalmente, non si era mai visto prima d’ora su una console. Di sicuro, e qui non ci si sbaglia, Ryse: Son of Rome è il gioco più bello graficamente tra i titoli di lancio della nuova Xbox One. Ma il gameplay?

Quick Time Event a manetta e… poco altro

I movimenti di Marius Titus (questo il nome intero del protagonista della storia) sono perfetti e ciò è dovuto al fatto che la recitazione doveva essere tale per permettere a tutti di giocare agevolmente con Kinect per Xbox 360. Il gameplay di Ryse, purtroppo, però, non convince. Il limite del titolo Cryek, in effetti, sta proprio in questo. Le ambientaazioni, come detto, sono fantastiche ma i nemici che ci troveremo a combattere non sono moltissimi ed in poco tempo li avremo visti tutti. I combattimenti si svolgono solamente con spada e scudo (centra di nuovo Kinect?) e le mosse a disposizione non sono tantissime. I tanto discussi Quick Time Event hanno sostituito – probabilmente – le sequenze in cui il giocatore (su 360) avrebbe dovuto compiere movimenti con le mani per farsi riconoscere da Kinect ed assumono, quindi, un ruolo fondamentale ma che, ben presto, stanca.

Un minimo di profondità al gioco è dato dai perk messi a disposizione del giocatore: sono quattro e sono utilizzabili attraverso i punti cardine della croce del pad Xbox One. Ogni perk (o abilità), permette di raccimolare punti per salute, maggiori XP e altro, durante i QTE successivi. Inoltre, i punti valore (XP) conquistati sul campo, possono essere successivamente utilizzati per aumentare la Furia, la quantità di vita a disposizione ed altro ancora.

Il tutto, però, è un po’ troppo poco per essere un gioco next-gen. Insomma, il pubblico, così come la critica (non solo internazionale) si aspettava di più da un gioco così decantato durante la campagna di lancio della console.

Multiplayer: un tocco in più che appaga

Discorso leggermente diverso va fatto, invece, per il multiplayer. Questo può essere affrontato sia da soli che in modalità co-op con un amico online. Si tratta, in sostanza, di scontri fra gladiatori. Il giocatore si ritrova nel bel mezzo dell’arena (il Colosseo) e dovrà resistere ad ondate di nemici in successione. Il numero dei nemici sale vertiginosamente ma anche i punti che si possono collezionare sono davvero molti. Divertente anche se, così come la campagna in single player, potrebbe stancare.

Conclusione

Ryse: Son of Rome si distingue per essere graficamente sbalorditivo al day one della nuova generazione di console. E’ assolutamente certo che grafica come questa la vedremo presto diventare uno standard sia qui che su PS4, ma, ad oggi e senza avere altri paragoni, è la cosa migliore che potrete voler vedere da una console. Già solo questo vale, per me, la sufficienza. Se poi a questo aggiungiamo la trama ed anche ciò che questo titolo comporterà in futuro come punto di riferimento per i prossimi giochi su Xbox One e PS4, allora siamo di fronte all’ennesimo capolavoro.

Purtroppo, però, la realtà è diversa ed anche Ryse: Son of Rome, come ogni titolo, il 9 se lo deve guadagnare. Ryse, dunque, non è da 9 ma sicuramente è abbondantemente sopra il 6. Consigliato per tutti coloro che hanno Xbox One e che vogliono vedere un po’ di azione senza essere mentalmente troppo impegnati. Sicuramente sarà un titolo da collezione: fra dieci anni infatti, questo titolo come molti della last gen, saranno cimeli che dimostreranno il salto generazionale e metteranno in luce lo sviluppo che ha portato alla prossima next-gen (Xbox Two e PS5?)

Questa recensione è basata su una copia promozionale per Xbox One


1 Commento

  1. Avatar di marco75
    VN:F [1.9.17_1161]
    0

    Purtroppo Ryse è solo grafica e poco altro. :-q L’ambientazione è l’altro elemento a favore, ma non riesce da sola ad immergere e catturare il giocatore a causa di una ripetitività e semplicità del gameplay disarmante, che riduce il tutto ad un “para-attacca-schiva” che presto viene a noia. Poca anche la varietà dei barbari. [-X

    Si spera in un seguito molto più curato a livello di “combat system”! [-O-

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