Playstation e pubblicità, tra arte e trasgressione

PS2 PSP

Sfruttare il lato più oscuro, quello “demoniaco”, dei videogiochi per pubblicizzarli. Un’idea geniale. Questa serie di scatti e fotografie che non sono soltanto trasgressive, ma quasi delle piccole opere d’arte, dove si citano capolavori, come i quadri di Dalì, e li si mischiano a riferimenti più pop.

Queste immagini sono tratte dalle campagne pubblicitarie che hanno accompagnato il lancio di Playstation 2 e PSP in Francia, non a caso la culla del Surrealismo. Il legame con console e videogame? E’ quasi assente, almeno a livello superficiale. Si tratta più di lasciare che la mente si liberi, per un po’, dai legami con la realtà quotidiana e sia libera di vagare e stravolgere tutte le regole della scienza e della fisica, ma non è forse questa possibilità a costituire un valore aggiuntivo per i videogiochi? I messaggi sottesi possono essere molteplici, ma ci piace pensare che sia anche un tentativo di nobilitare quella che spesso è una passione disprezzata, il capro espiatorio con cui giustificare bravate ed efferatezze commesse dai giovani e per le quali non si è in grado – o, forse, non si vuole – trovare una giustificazione più attendibile.

Il videogioco nel corso del tempo è diventato sempre più una sorta di piccolo prodotto artistico cui lavorano sceneggiatori, disegnatori e musicisti, proprio come se fosse un film. Così come uno sguardo superficiale potrebbe notare solo la violenza o lo stile splatter di alcune di queste immagini, senza riconoscere i richiami ad una delle principali correnti artistiche del novecento, allo stesso modo stampa e televisione non riescono ad uscire da quella sorta di “equazione” che ha trasformato la Playstation nella macchina infernale responsabile del degrado giovanile.


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