Next-gen: il gioco di massa come nuova frontiera

Le nuove generazioni di videogiochi rappresentano sempre dei buoni salti di qualità rispetto alle precedenti, offrendo dei prodotti sempre più complessi e articolati, belli da vedere e ben scritti. Nella speranza che anche i giochi di questa generazione aumentino drasticamente le loro capacità è bene ragionare su ciò che potremo aspettarci e che vorremmo esistesse: le funzionalità online parrebbe che giochino un ruolo sempre più essenziale mentre del nascente mercato indie (anch’esso parte fondamentale della nuova generazione) dovremo spendere qualche parola in un altro momento.

Abbiamo visto aumentare a dismisura i prodotti che hanno come base fondante un gameplay basato sul multiplayer di massa e l’unico luogo (virtuale) che lo rende possibile è la rete. Non c’è stato bisogno che arrivassero delle nuove console per far sì che questo accadesse, in maniera chiaramente limitata GTA 5 e certi sparatutto (insieme ad altri naturalmente) hanno potuto regalare alcuni esempi di come certe partite possano essere davvero “affollate”. Senza contare il prolifico e ormai affermato mercato PC di questo genere di giochi, sempre pieno di nuovi MMO dalle forme più disparate, ci si sta concentrando sulla loro introduzione formale nei sistemi casalinghi, infatti prodotti come Destiny di Bungie, The Division di Ubisoft, The Elder Scrolls Online di Bethesda e il meno tradizionale The Crew (ancora di Ubisoft) vorrebbero rappresentare i primi esempi di MMO per console. Chiaramente il modello di gioco “World of Warcraft” è piuttosto lontano dalla definizione che i nuovi videogiochi vorrebbero dare dell’intero genere, ed è bene precisare che il MMORPG di Blizzard per certi versi oltrepassava i confini del gioco fino a sfociare in un’attività più “seria” del mero intrattenimento; la competizione rimane un fattore fondamentale quindi e la cooperazione assume un ruolo di primaria importanza senza che l’unione delle due venga messa al servizio di un sistema che definiremmo “sportivo”.

E’ un po’ come dire che i nuovi giochi sono più giochi che altro, e magari che i nuovi giochi non sono proprio dei MMO: gli sviluppatori tendono a precisare che, pur incorporando delle caratteristiche del genere, i nuovi prodotti non rappresentano dei MMO tradizionali; adesso, non vogliamo necessariamente affermare che la nuova generazione sia capace di modificare davvero la definizione del genere ma si devono tenere in considerazione le capacità di influenza che questi prodotti hanno sui loro simili e che il loro proliferare nel mercato videoludico decreterà quasi certamente la direzione che l’intera industria dovrà prendere. Certo, con funzionalità online non si parla solo di multiplayer di massa come nel caso di Forza Motorsport 5 che sfrutta la connessione alla rete usando i dati di altre partite per creare l’IA dei nostri avversari.

Non si può non riconoscere quanto il multiplayer stia diventando uno degli elementi principali delle nuove generazioni, la storia insegna diversamente ma non mi stupirei se tutto questo diventasse imprescindibile un giorno: la comunicazione non è più un elemento accessorio dei videogiochi, sta diventando parte dell’esperienza stessa, passaggio sottolineato anche dai sempre più presenti elementi di ruolo e possibilità di personalizzazione dei nostri avatar e, sopra ogni cosa, del nostro stile di gioco. E se i grandi studi si concentrano su prodotti di qualità commerciale, con tutte le loro “funzionalità”, gli indipendenti offrono invece prodotti dai principi opposti, minimali ma solidi, mentre entrambi condividono esattamente le stesse console.


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