Recensione » Max: The Curse of Brotherhood

Max: The Curse of Brotherhood Recensione » Xbox One
7.8/10

Max: The Curse of Brotherhood esce per la nuova console Xbox One ed è subito un successo. Qualcuno di voi conoscerà già Max grazie all’episodio usicto qualche tempo fa per il mercato mobile dal titolo Max and the Macic Marker, anche quello un action platform che ha riscosso parecchio successo grazie alle idee in parte innovative che metteva in campo.

In Max: The Curse of Brotherhood le meccaniche di gioco ricordano molto l’episodio per mobile anche se gli sviluppatori stessi – Press Play – che pure sono gli stessi, non ci tengono molto ad accostare i due titoli. Max: The Curse of Brotherhood arriva su Xbox Live durante le festività natalizie e molti, dunque, hanno potuto passare qualche ora divertendosi con il pennarellone di Max.

Gameplay

Il gameplay, nella sua semplicità, è solido e non stanca durante tutto l’evolversi dell’avventura. Max, invocando il male perché si porti via il suo fratellino che gli rompe sempre tutto, si ritrova catapultato in un mondo strano in cui tutto, pur essendo reale, appare magico: e la magia qui entra in gioco.

Per battere il malvagio Mr. Baffone (ci piace chiamarlo così), Max potrà contare solamente sul saggio uso del suo pennarello che, nel corso dei vari livelli, gli permetterà di aprirsi la strada verso lo scontro finale. Il gioco, quindi, si dipana attraverso varie situazioni o puzzle nei quali bisognerà utilizzare i poteri – via via crescenti – del pennarello magico per trovare la strada che porti oltre l’ostacolo che ci viene proposto. Avanti con i livelli e con qualche potere in più, le soluzioni agli enigmi diventano molteplici e capiterà di trovare alcuni escamotage del tutto irreali ma divertenti. Max: The Curse of Brotherhood è un gioco adatto a tutti anche se alcuni puzzle game richiedono un certo impegno per poter essere risolti.

Grafica next-gen?

Max: The Curse of Brotherhood si distinguerà, di sicuro, per il tocco leggero ma impressionante dato dal dev team: graficamente Max: The Curse of Brotherhood è molto soft ma colpisce, soprattutto nelle cut scene che intermezzano i vari livelli. Durante l’azione, invece, il gioco è un classico platform 2D che diventa, in alcune occasioni sporadiche, un 2.5D che molti, comunque, apprezzeranno.

Grafica next-gen dunque? Beh, assolutamente no. Max: The Curse of Brotherhood non può essere minimamente paragonato a giochi da tripla A anche per le dimensioni della stessa società di sviluppo, ma sicuramente è molto interessante e – personalmente – spero che qualcuno riprenda questo stile di disegno per creare altri simpatici passatempo.

Conclusione

Max: The Curse of Brotherhood è un gioco da finire in un paio di pomeriggi, freddi pomeriggi invernali. Non troppo complicato ma neanche semplice con una trama lineare senza troppi colpi di scena che però, livello dopo livello, cattura l’attenzione e tiene incollati per ore.

Questa recensione è basata su una copia promozionale per Xbox One


Scrivi un commento, la tua opinione conta!

Devi effettuare il login per scrivere un commento.



-_-