Recensione » Halo: Combat Evolved Anniversary

Halo: Combat Evolved Anniversary Recensione » Xbox 360
7.5/10

Quando la Microsoft informò il grande pubblico che avrebbe prodotto una console, più di una persona storse il naso dato che il mercato fino a quel momento era sotto il predominio di Sony e Nintendo e non pochi pensarono che sarebbe stato un tonfo colossale, ma i fatti hanno smentito tutti i detrattori nonostante alcuni intoppo tecnici ed un mercato ostico come quello nipponico impossibile da scalfire con prodotti di chiara impostazione occidentale.

Era chiaro che per vendere la nuova console bisognava proporre giochi esclusivi che evidenziassero le nuove potenzialità dell’epoca, quindi visto che la Microsoft aveva una certa esperienza videoludica e che alla fine la prima Xbox non era poi così tanto diversa da un normale pc oltre ai classici picchiaduro e giochi di guida si creò un FPS che divenne poi la classica killer application che diede vita a vari seguiti.

Ma probabilmente non era abbastanza, l’utenza attuale non aveva mai avuto la possibilità di giocare al primo capitolo e data la veneranda età, si parla del 2001, difficilmente l’avrebbe mai giocato; ecco quindi la Microsoft riproporre per codesto pubblico una versione migliorata del loro vecchio capolavoro.

Ma ne valeva la pena?

Capo, abbiamo un problema

Halo Combat Evolved Anniversary

La modalità Single Player inizia nel più classico dei modi, voi siete Master Chief, il classico soldato con le palle quadrate che viene risvegliato dall’unità di stasi dopo che la nave da guerra che vi ospitava viene attaccata dai Covenant, razza aliena non particolarmente amichevole.

Il primo livello serve fondamentalmente da tutorial per prendere la mano coi comandi ma non appena riuscite a scappare le cose cambiano, infatti vi ritroverete schiantati sull’Halo, un enorme anello nello spazio che nella parte interna nasconde un mondo pulsante e al tempo stesso pericoloso, quando alzerete gli occhi al cielo lo potrete ammirare in tutta la sua “maestosità”.

Quindi il resto è praticamente scontato, voi contro il resto del mondo mentre cercate di non morire e al tempo stesso scoprire dove siete capitati, non poteva certo mancare il personaggio femminile sexy che purtroppo in questo caso è rappresentato da un’intelligenza artificiale che vi dovrete scarrozzare, esser il migliore non sempre porta bene.

Dato che si parla di un update più che di un remake, a parte la grafica, non è stato cambiato nulla, gli scenari sono sempre gli stessi e spesso fin troppo ripetitivi, il concetto di perdersi raggiunge nuovi apici più vi addentrerete nel gioco, gli armamenti chiaramente non sono cambiati e anche il fido Warthog, mezzo di locomozione che all’epoca ha dato vita a non poche scene rocambolesche, rimane legnoso e inguidabile soprattutto se si osserva come sia stato “migliorato” nei capitoli successivi di Halo.

Morale della favola, tutti i pregi e difetti dell’Halo originale sono stati copiati pari pari

Una mano di vernice e passa la paura

Halo Anniversary

Una cosa che non ho mai gradito è quando il Publisher vende fumo, sin dalle prime news relative all’uscita di questo “upgrade” il termine che veniva più pubblicizzato era “remake” ma dopo averci giocato credo che chi gestiva il marketing usava il vocabolario sbagliato.

Certo la grafica HD ha il suo effetto ma non fa certo gridare al miracolo, i filmati con l’engine scattano e i dettagli non sono certo ai livelli di titoli meno recenti; per indorare la pillola e forse per certi versi “enfatizzare” la differenza estetica tra le due edizioni è possibile col semplice tocco di un tasto del pad cambiare dalla vecchia grafica alla nuova, la differenza è chiaramente abissale ma di certo non fa gridare al miracolo, soprattutto quell’utenza che è felice solo se il gioco graficamente “spacca”.

L’impressione che ho avuto è quella del classico “copriamo la ruggine con un po’ vernice per fare scena“, posso capire che rifare un gioco da zero è molto dura soprattutto se i fondi non sono particolarmente corposi, Halo 4 è in lavorazione, però non ho problemi ad ammettere che mi è venuto il latte alle ginocchia quando ho visto l’effetto “pattinare sui pavimenti”, una cosa che persino il gioco più casareccio e fatto in una cantina si vergognerebbe di presentare.

Per essere più precisi, dato che è una cosa che non si vedeva da diverso tempo, il “pattinare” è quando in un fps non c’è la sensazione di movimento reale, nei moderni giochi oltre al classico moto ondulatorio dell’arma si crea un effetto camminata grazie a lievi spostamenti della visuale, in questo caso no, semplicemente scivolate e seppure nella concitazione delle partite multiplayer non ci farete certamente caso, a parer mio rimane una mancanza, i primi 10 minuti mi sembrava di giocare al vecchio Doom.

Da soli o in compagnia

Quando Halo uscì all’epoca il concetto di Multiplayer era molto spartano, chi possedeva un pc non può non ricordare le sessioni di giochi in stanzoni con una serie di terminali connessi tramite una semplice rete locale, questo non era chiaramente spesso fattibile con una console quindi si doveva ovviare con il classico uso dello split screen che di sicuro era appagante ma al tempo stesso non così comodo da gestire.

Per fortuna i tempi sono cambiati, in Halo CE Anniversary è possibile giocare la campagna in modalità co-op utilizzando lo split screen o più semplicemente contattando il classico amico online, ma non è qui il cuore di tutto.

Un cuore che in realtà non è nuovo, utilizzare il vecchio sistema avrebbe evidenziato un clamoroso autogol, ma è stato brutalmente trapiantato da Halo Reach, il che non è assolutamente un difetto, anzi, ma lascia un po’ d’amaro in bocca.

Infatti nonostante ci sia tutto quello presente nella modalità MP di Halo Reach, l’interfaccia, la possibilità di personale la ricerca di altri utenti online in base a dei profili legati allo stile di gioco, la personalizzazione del proprio personaggio grazie agli acquisti effettuati dopo lunghe sessioni di gioco, per il resto ci troviamo di fronte ad una raccolta di mappe.

Certo sono presenti anche i Teschi, novità introdotta in Halo 2 e poi recuperabili anche nella campagna SP, che permettono di cambiare le carte in tavola grazie a i Perks che non sempre sono meramente atti alla distruzione ma anche all’ironia, vedi le esplosioni buffe dei nemici, ma per il resto le novità non ci sono.

Infilarci alcune mappe dell’Halo originale, non tutte poi, e “obbligarne” l’acquisto di ulteriori, vedi quelle di Halo Reach che seppure erano gratuite nella copia recensita in realtà si devono acquistare a parte, fa venire qualche dubbio sull’utilità di spendere prezzo pieno per questo mix di DLC.

Videorecensione

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Spendere o non spendere

Senza perdersi in tanti giri di parole la risposta è un sonoro Nì, quello che abbiamo di fronte è un prodotto che si può fregiare d’esser stand alone solo per il prezzo ma non certo per i contenuti; la campagna SP poteva essere tranquillamente venduta nel marketplace a prezzo civile, il MP è identico a quello presente nei titoli precedenti quindi anche in questo caso il primo pensiero che passa per la testa è che si potevano tranquillamente “vendere” le mappe e i teschi, guarda caso quest’ultima cosa è fattibile lasciando intendere quanto effettivamente sia stato investito sul “remake”.

Certo l’idea di poter giocare al primo Halo in un modo più gradevole farà la gioia della vecchia guardia, vecchia guardia che è comunque consapevole di come si facevano gli FPS una volta e quindi ha idea di cosa si troverà di fronte, ma la nuova generazione difficilmente si butterà su una campagna SP che sicuramente li deluderà sotto molto aspettative visto quello che il mercato ha offerto e offre, e quindi utilizzerà solo il MP che in questo caso non offre certo novità eclatanti.

Seppure sia consapevole che fare una riedizione non è certo cosa facile, soprattutto se il budget e la tempistica sono tirati, questo non significa che io o l’utente medio dobbiamo accettare delle scelte alla fine puramente commerciali; in questo ultimo periodo sono usciti e usciranno numerosi remake di grandi capolavori del passato e sinceramente i risultati sono stati meno deludenti.

Persino il tanto pubblicizzato uso del Kinect alla fine non è altro che un’aggiunta meramente commerciale, certo permette di navigare a voce e coi gesti nei vari menu e nei terminali che troverete durante la campagna SP, ma quando si entra nel vivo del gioco allora l’accessorio perde totalmente la sua funzionalità dato che tra il chiamare un’azione, vedi gridare “granata” per lanciarla, e il compiersi dell’azione stessa vi scontrerete con quel fenomeno tanto odiato dai giocatori online, “Lag!”, cioè ciò che fa la differenza durante un combattimento concitato.

Si poteva fare decisamente di più, ma vista la scadenza del decennale, ci si è ritrovati a proporre qualcosa basandosi solo sull’onda nostalgica, non è detto che le vendite saranno eclatanti, ma a mio onesto parere se semplicemente avessero separato le due cose, Campagna Originale e MP, i guadagni sarebbero stati decisamente superiori.

NOTA: Se prendiamo in considerazione il valore ludico dell’intero pacchetto, MP solido e Halo originale, il voto finale sarà quello presente alla fine della recensione. Nel caso invece si prendesse in considerazione il valore pratico, cioè vendere 2 cose che si potevano tranquillamente separare e il non aver investito abbastanza sul remake del primo Halo allora potete tranquillamente togliere un punto. Starà a voi decidere se volete investire su un’esperienza vecchia scuola o semplicemente risparmiare soldi e buttarvi nella mischia col MP.

Questa recensione è basata su una copia promozionale per Xbox 360


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