GTA 5, la coscienza e la morale videoludica esistono?

PS3 Xbox 360

Sin dalla giornata di ieri, come molti di voi lettori, anche noi della redazione di Buddha Gaming ci siamo messi ad esplorare il fantastico mondo di GTA 5. Oltre alla classica recensione, abbiamo però deciso di buttare giù questa nostra tesi, un po’ perché giocando il titolo Rockstar certe domande vengono inevitabilmente alla mente, un po’ perché speriamo possa essere fonte di riflessione per tutti voi giocatori.

Non serviva questo quinto capitolo per farci capire che la serie Grand Theft Auto è veramente trash, dove qualsiasi cosa appare come lecita e tutti si sentono di fare ciò che vogliono, come se fossero i padroni del mondo. Sei nervoso e vuoi uscire in strada per dare un pugno ad un pedone? Puoi farlo. Vuoi sparare a destra e a manca per il solo gusto di esaurire le cartucce, noncurante di poter far strage di innocenti? Puoi farlo. Vuoi rubare una macchina per girare nella città indisturbato, dopo soltanto due minuti di inseguimento? Puoi fare anche questo. È normale dunque che gli ignoranti del settore si domandino quanto sia giusto permettere che un titolo del genere venga messo sul mercato. Con la parola ignoranti, ci riferiamo a tutti coloro che non masticano assolutamente nulla di videogiochi, come potrebbero esserlo i vostri genitori, il telegiornalista di turno, la vicina di casa, il sacerdote bigotto della chiesa dietro l’angolo e così via. Non possiamo fare una colpa alle persone che non sanno nemmeno cosa sia un videogioco, al lavoro che vi è dietro e all’opera d’arte che viene messa in piedi quando il tutto è ultimato. Ciò che preoccupa, nella società di oggi, è che un gioco “non trasmetta la giusta morale”, che dia un insegnamento sbagliato e soprattutto che funga “da deviazione alla coscienza umana”. Benissimo, prendiamo in considerazione GTA 5, il quale ancora non è capitato – stranamente – sotto i mirini della critica giornalistica, in senso negativo.

Nel nuovo capitolo di Rockstar Games, gli sviluppatori hanno dato al giocatore la possibilità di fare veramente tantissime cose: una mossa apprezzata, anzi apprezzatissima, da tutti coloro che da anni amano la serie, ma anche da quelli che si stanno avvicinando soltanto recentemente al mondo dei videogiochi, un mondo in continua evoluzione e che non smette di espandersi e di conferire al pubblico una libertà sempre maggiore. È questo il punto. La libertà di poter calpestare determinati tabù e di non doversi attenere alle leggi di una società fin troppo ingiusta per alcuni versi, aggrada il giocatore, il quale si rifugia in un mondo fittizio e che al giorno d’oggi tende in maniera quasi impressionante al reale. Il salto di qualità che hanno fatto i videogames negli anni recenti è veramente mostruoso, lo sapete bene; è vero che più si andrà avanti e più si assottiglierà quella linea che evidenzia la fine del mondo reale e l’inizio di quello videoludico, ne abbiamo avuto la prova assistendo ai primi video riguardanti i titoli della prossima generazione di console. Il problema è che, per molti, questo passo in avanti non sarà un bene, perché impauriti dal fatto che un giorno l’uomo non possa più riconoscere dove finisce il mondo fittizio e inizia quello reale. A questo punto, la domanda che ci poniamo è la seguente: esiste una coscienza videoludica? E una morale? Cerchiamo di dare adesso una nostra risposta a queste domande, che non sono affatto semplici da snocciolare neppure per chi di videogiochi ne capisce parecchio. In altre parole, i videogiochi producono coscienza oppure si limitano al regalare puro gameplay? E ancora, possono fungere da vero insegnamento per una morale consona alla società odierna? Per dare una risposta a queste domande bisogna analizzare attentamente il momento in cui si sta giocando una partita importante e nel frattempo ci vengono fatte domande. In quel preciso istante è fisicamente impossibile rispondere in maniera esauriente alla domanda postaci, mentre le nostre mani si muovono in maniera adeguata sul joypad. La nostra mente, in altre parole, lavora fin troppo rapidamente perché la coscienza possa tenerne il passo. La maggior parte delle nostre attività, insomma, non è affatto cosciente, ma logica. L’attribuzione di una sorta di coscienza alla prassi videoludica si rivela un’errata presunzione, giacché non può esistere coscienza alcuna, se non a console spenta. Pertanto, non si può parlare di coscienza videoludica, perché questa non esiste. Allo stesso tempo, se per assurdo volessimo rifarci a Kant, potremmo dire che per arrivare ad una morale umana è necessario presupporre che l’uomo possegga un’anima immortale, che abbia sempre piena libertà di scegliere e che Dio esista davvero: ciò risulta impossibile da applicare ai nostri mondi fittizi, dove si muore ripetutamente, dove il sentiero da seguire è spesso e volentieri obbligato e in cui il divino non possiede tutta questa importanza.

Già dal punto di vista filosofico, dunque, si potrebbe dire che neppure la morale videoludica esista, ma vediamo oltre. È vero che, soprattutto negli anni recenti, sono spuntati fuori titoli atti ad essere veri e propri tutorial, i quali indiscutibilmente sono una forma di insegnamento. Tuttavia, riteniamo che la morale sia qualcosa di più insito e a stretto contatto con la coscienza, per cui la preclusione di una equivale all’inesistenza dell’altra. Attraverso questo discorso piuttosto complicato che abbiamo voluto condividere con voi, le conclusioni che possiamo trarre non sono poche, ma vogliamo provare a delineare le più importanti, sperando siate d’accordo con il nostro pensiero. Innanzitutto, la coscienza e la morale esistono al di fuori dei videogiochi, a prescindere da questi: non è dunque colpa di un’opera ludica se il pazzo di turno scende in strada e ammazza tutti a suon di colpi di pistola, i problemi sono da ricercarsi in altre cause e non perché “era un appassionato di videogiochi di guerra“. Seconda cosa, lo sviluppatore è un’artista, significa che non intende dar vita a qualcosa di volutamente anarchico e che possa sfociare nel pericoloso/criticabile, bensì vuole regalare al proprio pubblico la migliore opera possibile, che sì, possa avere un grande ritorno economico, ma soprattutto possa soddisfare i gusti dei giocatori più esigenti, che via via si stanno affinando sempre di più. Terza e ultima cosa – dopodiché finisco perché so bene che non ce la fate più – che è bene sottolineare: comprate GTA 5 perché è un capolavoro indiscusso. Ebbene sì, c’è tanta violenza, uso di droghe leggere, sesso e chi più ne ha più ne metta; però, ragazzi, l’importante è che sappiate distinguere la realtà dalla finzione e tutto ciò di cui la società di oggi ha paura, svanisce. Fate leggere questo articolo ai vostri genitori se si oppongono, cominciate a far vedere che il mondo video ludico altro non è che un angolino bellissimo dove tante cose si possono fare soltanto perché lì è lecito, ma non perché abbiamo il desiderio di farlo diventare tutt’uno con la realtà. Insomma, buttiamo giù la squallida convinzione che alcuni videogiochi influenzino negativamente il carattere dei giocatori, perché non è così. Non è così.


17 Commenti

  1. Avatar di thestraing97
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    +3

    Sono perfettamente d’accordo!!!
    Gran bel post, scritto egregiamente a mio parere!!
    :) ;)

  2. Avatar di 800A
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    +2

    Bell’articolo, complimenti. ;)

  3. Avatar di morgana
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    +2

    @sora complimenti sei un grande! ^:)^ ^:)^

  4. Concordo pienamente con quello che hai scritto … complimenti ;)

  5. Avatar di tytoo
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    +2

    Caro Matteo, complimenti per l’articolo, mi sento di condividere molto del tuo elaborato però penso che il rischio sociale di giochi come GTA non possa essere liquidato in via definitiva come d’altra parte con debba essere preso come il male ultimo della società.
    In breve mi spiego, da videogiocatore con esperienza trentennale e curioso della psiche umana sono d’accordo con te nel dire che un videogioco violento NON possa alterare la coscienza di un utente, ma sono fermamente convinto che un pessimo uso (senza un affiancamento che possa aiutare ad elaborare, tipo la figura genitoriale) moltissimi soggetti “deboli” possono venire turbati e coinvolti a tal punto da alterare nettamente la visione della realtà, arrivando anche a comportamenti violenti.
    Questo ovviamente prendendo in considerazione i soggetti più sensibili, ma un interessante studio inglese ha dimostrato che tutti i soggetti che hanno eseguito dei test prima e dopo una sessione di gioco violento hanno espresso un aumento della negatività e di pensieri violenti.
    Posso concludere con lunga vita ai videogiochi, un’arte meravigliosa, ma non possiamo non ammettere che possano influenzare poco o tanto il pensiero e le azioni dei giocatori.

    Nicola

    • Avatar di AvenginGod
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      +2

      @tytoo io la penso un pò come te, un pò mi discosto dal tuo punto di vista.
      Mi spiego meglio:
      anzitutto è di vitale importanza tenere in considerazione la quantità di tempo impiegata in un videogioco, ad esempio se un giocatore gioca per pochi minuti al giorno ad un titolo, o se la tipologia di gioco prende gran parte del tempo, a tal punto da prendere il sopravvento rispetto alla cosiddetta “vita sociale”. Questo di per se a sottolinare come un gioco, giocato per x ore al giorno (ad ognuno l’attribuire un valore ad x), non può non influenzare la mente umana, se passiamo 16 ore al giorno con un rpg non possiamo non vedere le restanti poche ore della vita reale come un rpg, e parlare e comportarci di conseguenza, oltre che a volte a sognare anche quello che ci manca nell’rpg stesso.
      Altro fattore da tenere in considerazione è l’astrattezza di un gioco, o la sua capacità di trasportarci fuori dal mondo reale: un gioco come rayman, una volta smesso di giocare, non si può tradurre in termini di vita reale, mentre un gioco come cod, o peggio come gta, specie in determinati contesti, non può non lasciare traccia, e anzi spesso si vedono ragazzini emulare o fare citazioni di videogiochi.
      Con questo non dico che il mondo dell’intrattenimento cinematografico ne sia esente, anzi, ha anch’esso un forte impatto, solo che i videogiochi, proprio per la natura interattiva, tendono ad immedesimare il giocatore molto più che uno spettatore di un film.
      Penso che il videogioco, così come il cinema, ha un ruolo educativo, e come tale deve essere trattato. se non erro esiste una classificazione PEGI, che sta proprio a sottolineare il tipo di utenza a cui il gioco è indirizzato. Se un gioco è Pegi 3 non significa che è un gioco per bambini, mentre se è 18+ sarebbe da evitare per ragazzi ancora “nel pieno dello sviluppo”, pertanto ancora facilmente influenzabili da cose di questo tipo, come violenza.
      Un gioco che non punisce scelte morali “discutibili” è un gioco che alla lunga, ed in determinate condizioni, come quelle da te citate, e per fortuna quindi solo per un ristrettissimo numero di persone, tende a formare delle “deviazioni” dalla realtà, che spesso sfociano in comportamenti perfettamente associabili a quelli di un gta/cod qualsiasi.
      Con questo non voglio dire che il gioco debba essere bandito, oppure che i ragazzi non possano giocarci, posso però dire che l’insieme delle condizioni succitate determinano delle esperienze, che vengono comunque assimilate dal soggetto quanto più il gioco assomiglia alla realtà.

  6. Avatar di tytoo
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    +2

    Per gli interessati lo studio da me citato prima si intitola: “Marketing Violent Entertainment to Children” comunque buon GTAV a tutti ;)

  7. Avatar di morgana
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    @avengingod @tytoo Scusate ma non condivido del tutto il vostro discorso, i videogames come il cinema come la musica come la televisione sono creati per intrattenere , far divertire far sognare ridere o piangere a seconda del contesto, non sono creati ne per educare ne per essere presi come esempio, per quello ci sono i genitori , sempre ammesso che siano presenti, la scuola [sempre ammesso sia valida] . Quando mancano le basi educative già da piccoli , quando mancano le figure reali importanti nella vita di un adolescente e logico pensare che in qualche modo verranno sostituiti . Classico discorso da donna lo so!!

    • Avatar di AvenginGod
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      @morgana è vero, ma ciò non toglie che comunque un buon 80% delle coppie di oggi ha la necessità di lavorare entrambi, sono finiti i tempi in cui solo uno dei due partners ha necessità di lavorare, quindi sempre un maggior numero di ragazzi viene trascurato, o “abbandonato alla nonna”, oppure lasciato solo in casa dopo la scuola, puoi trarre da sola le tue conseguenze…

      • Avatar di morgana
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        +2

        @avengingod non condivido perchè io sono figlia di genitori lavoratori ed è stata mia nonna materna che mi ha tirato su, però ti posso garantire che il poco tempo che i miei passavano con me mi hanno insegnato a distinguere il bene dal male e la fantasia dalla realtà. Le cazzate che ho combinato le ho fatte per mia libera scelta non perchè influenzata da terzi , non bisogna prendere i videogames o chichessia come scusante per per le cazzate che si commettono ognuno a cervello e testa la usi , senza offendere nessuno ma questo è il mio parere :)

  8. Avatar di tytoo
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    +2

    @avengingod esatto, non è tanto il gioco in sé ad essere un problema, ma l’uso che l’utente ne fa. La classificazione PEGI è una linea guida importante ma non esaustiva, per i minori il controllo da parte dei genitori (o chi per loro) dei contenuti e del tempo di esposizione ai videogiochi per me rimane fondamentale.
    Con questo sostegno alle spalle anche la più violenta ed impressionante esperienza videoludica può essere goduta senza problemi.

    @morgana il tuo discorso non fa una grinza, ma è proprio nel caso che citi tu (carenza educativa da parte della famiglia/scuola) che l’uso sbagliato dei videogiochi di certo non aiuta ad evitare le famose “cazzate”, anzi il contrario. Sono d’accordo con te invece che il fine della quasi totalità dell’intrattenimento non sia educativo, anzi, lo scopo è l’opposto, regalare spazio e tempo per una “fuga” dalla realtà.

    • Avatar di morgana
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      @tytoo L’uso sbagliato dei videogiochi, l’uso sbagliato della musica Metal, l’uso sbagliato della televisione volendo tutto se abbusato è sbagliato , quindi quando succedono le ” cazzate” a chi dobbiamo dare la colpa? Oggi sono polemica chiedo scusa mandatemi pure a cagare :P

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