Fallout: retrospettiva

Fallout

Ciò che passa per le mani di Bethesda diventa oro, se non oro diventa Brink, e Fallout è uno di quei prodotti che ha avvertito su di sé tutto il peso di un nuovo sistema di gioco ma che ha splendidamente mantenuto i principi di base risultando una suggestiva esperienza. Questo perché la serie di RPG Fallout è una creazione originale di Interplay Entertainment, un gioco ambientato su un pianeta Terra ormai brullo, devastato dalla guerra nucleare; Interplay ha curato la serie fino al secondo capitolo per poi passare i diritti a Bethesda Softworks che ha creato Fallout 3: questo cambiamento si riflette anche sui giochi, come sarà ormai chiaro, eppure entrambi gli studi sono stati capaci di creare un mondo claustrofobico, terrificante, ambiguo ma incredibilmente interessante e profondo, senza contare che è davvero bello da giocare.

Senza voler fare però gli entusiasti, c’è da dire che il primo capitolo della serie comincia in maniera frettolosa: l’introduzione ai comandi è minima se non proprio assente e l’interfaccia, che tanto vuole essere realistica e d’effetto, fallisce nel garantire un sistema comodo o addirittura giocabile. Avete venti minuti per capire i comandi, il sistema d’attacco a turni e il movimento, fallite in questo e c’è il rischio che Fallout finisca nella spazzatura o addirittura in pezzi; il punto è che il gioco porta sulle spalle tutto il peso di almeno quindici anni di esistenza, la cosa non passa inosservata. Date un’ora almeno a questo prodotto e se vi piacerà allora potrete cominciare a capire perché alla Interplay hanno davvero creduto in un progetto di questo tipo: usciti dai vostri appartamenti sotterranei, le famose Vault, vi ritroverete in un mondo completo da esplorare e in cui indagare; dovrete fare i conti con l’ostile ambiente post apocalittico che conta creature mutate e predoni forsennati, radiazioni, la fame, pazzi schizzoidi ad ogni angolo. Padroneggiare il sistema di gioco è essenziale anche perché i combattimenti a turni diventano gradevoli anche se non li si apprezza troppo e i personaggi non giocanti hanno parecchie cose da dire, molte divertenti mentre altre davvero angoscianti; ci si sente davvero spaesati all’inizio di tutto: non sappiamo combattere contro creature vere, non sappiamo orientarci nel villaggio accanto alla nostra casa, non abbiamo idea di chi siano tutte le persone attorno a noi, è come se i comandi un po’ frustranti e il sistema di gioco tutto fosse pensato per essere effettivamente padroneggiato, imparato. Il gioco è completo ma per quanto cambieremo armi ed equipaggiamento faremo dall’inizio alla fine sempre le stesse cose, sempre meglio e in maniera sempre più gratificante.

Fallout 2 merita di apparire in questo speciale ma per semplice comodità gli riserveremo solo poche parole. Il gioco è un degno successore dal grosso problema di somigliare eccessivamente al primo, come se i leggeri miglioramenti servissero a rendere ancora più piacevole la stessa esperienza; la storia cambia, i personaggi cambiano ma la sostanza rimane uguale. Fallout 2 è un titolo solido che osa però poco e non è in grado di superare un primo capitolo che conteneva già tutto ciò che un titolo originale dovesse contenere.

Il pensiero su Fallout 2 è certamente influenzato dalle importanti modifiche che ha portato il terzo capitolo: Fallout 3 è sviluppato da Bethesda Game Studios che decide di abbandonare la visuale a volo d’uccello a favore di una prima persona che tutto prende dalla famosissima saga The Elder Scrolls. E’ chiaro come il gioco sia passato dall’essere uno strategico a un prodotto di azione. Fallout 3 è un gioco decisamente breve rispetto agli standard cui siamo ormai abituati (basti pensare anche solo a Skyrim) ma fa della pazienza uno dei maggiori punti di forza: sebbene non siano presenti centinaia di missioni tutte diverse fra loro ma solo poco più di una dozzina l’intera esperienza sembra quasi rallentare ma offre una varietà davvero impressionante di scelte e azioni da compiere per raggiungere l’obiettivo come più piace a noi o, magari, l’obiettivo che più preferiamo. Tutto ciò che era stato sperimentato nel primo capitolo vive di nuovo e si presenta accompagnato da un motore grafico che rende l’azione decisamente gratificante: quindi, se per qualche motivo odiamo il burlone che ci manda in giro a raccogliere oggetti inutili per lui, ammazziamo il tipo e recuperiamo la sua roba; ancora, se non possiamo affrontare i mostri mutati della metropolitana, facciamo ricorso alle nostre doti furtive o troviamo una strada meno pericolosa. Tutto (le capacità e abilità del nostro personaggio, l’enorme quantità di situazioni da sperimentare, oggetti da trovare e scelte da compiere) lavora in simbiosi per comporre un prodotto decisamente di qualità e dotato di una sua particolare ricercatezza. Sembra tutto già sentito ma Fallout 3 risulta unico per tutti i piccoli dettagli inseriti e sono questi che rendono il paesaggio davvero vivo e pulsante di quella poca vita che l’olocausto nucleare ha risparmiato.


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